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Studenti fuori sede: guida completa alle agevolazioni fiscali

  • gennaio 27, 2016
  • di Francesco Landini
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Gli studenti fuori sede hanno a loro disposizione una serie di agevolazioni fiscali che vanno assolutamente conosciute per poter essere sfruttate nel miglior modo.

Proprio per poter agevolare gli studenti, ormai da tempo nel nostro Paese vige un sistema che fa leva sulle detrazioni fiscali. In particolare, chi si iscrive all’università può detrarre il 19% delle spese sostenute dalla propria dichiarazione dei redditi. Per quanto riguarda le spese legate agli studi universitari che aprono la porta alle agevolazioni di carattere fiscale, esse sono: le rette da pagare per l’iscrizione ai corsi di laurea, i canoni di locazione degli studenti fuori sede e le borse di studio.

Agevolazioni fiscali per l’iscrizione ai corsi di laurea

Per quanto riguarda la detrazione Irpef relativa alle rette universitarie, ovvero i costi da sostenere per iscriversi e frequentare i corsi universitari e post universitari, se nel caso di un’ateneo statale non esiste massimale di spesa, il limite si presenta invece nel caso delle università private. In questo caso, infatti, il Tuir prevede che il limite venga ad essere rappresentato dalla misura massima di tasse e contributi che sarebbero dovuti agli istituti statali. A chiarire meglio il disposto è stato il Ministero delle Finanze, secondo il quale una volta verificata la corrispondenza o l’affinità del corso di laurea prescelto confrontandolo con quelli che sono invece tenuti all’interno degli atenei statali, procedendo ad una comparazione in ambito locale (stessa città o regione), si può stabilire il tetto di spesa facendo riferimento proprio a quanto si spenderebbe in ambito pubblico.

Va anche specificato come all’interno delle spese universitarie che possono essere detratte possono rientrare anche quelle che fanno riferimento a soggetti che si siano recati all’estero per studiare. In questo caso il limite massimo entro il quale si può approfittare della detrazione fiscale del 19% viene ad essere rappresentato dalle spese che si dovrebbero affrontare nel caso si optasse per la frequenza di corsi similari tenuti all’interno dell’università statale del nostro Paese più prossima al domicilio fiscale del contribuente.

Inoltre lo stabilimento del massimale di spesa non deve tenere conto delle eventuali riduzioni o facilitazioni che possono essere collegate all’Isee.

Questa agevolazione fiscale spetta anche in caso di iscrizione ai corsi tenuti dalle università telematiche. In questo caso, però, l’ateneo deve essere riconosciuto dal Miur tramite un apposito decreto. Per quanto riguarda i conservatori musicali, il DPR 12 del 2015 stabilisce che le spese sostenute per l’iscrizione, anche in caso di istituti parificati, debbano essere equiparate a quelle per l’iscrizione ai corsi universitari. C’è però da ricordare che le spese sostenute per i corsi di formazione relativi al precedente ordinamento vengono ad essere invece equiparate a quelle per la formazione scolastica secondaria. Dai bonus sono comunque esclusi gli istituti privati, i quali non rientrano nell’ambito dei conservatori parificati.

Non possono rientrare nella disciplina che regola gli sconti fiscali le spese universitarie che siano state sostenute per conseguire lauree all’estero, anche nel caso lo studente interessato abbia frequentato l’università pubblica.

Una nota emessa dall’Agenzia delle Entrate, specifica poi che rientrano nell’ambito dei corsi di istruzione universitaria anche quelli che sono organizzati all’interno delle scuole di specializzazione, ovvero quelle ce provvedono al rilascio di un attestato che ha validità come titolo di ammissione a concorsi per poter insegnare nelle scuole.

Le detrazioni vengono accordate anche per tutte quelle spese che siano state sostenute per poter partecipare alle prove di accesso ai corsi universitari a numero chiuso, ovvero quelli che prevedono i test per verificare la preparazione del candidato.

Il principio che regola il meccanismo previsto dal legislatore è quello di cassa: non conta l’anno al quale è riferita la spesa, bensì quello in cui si è verificato l’esborso. Inoltre le agevolazioni fiscali vengono concesse a prescindere da età e durata del corso di studi, essendo valide quindi anche per gli studenti fuori corso o lavoratori.

Va anche sottolineato come nel caso in cui lo studente sia a carico dei genitori o di altri soggetti, proprio questi ultimi potranno esercitare il loro diritto a detrarre il 19% delle spese universitarie dalla propria dichiarazione dei redditi. Nel caso la ripartizione delle spese a carico di ognuno dei due genitori sia diversa dal 50%, deve però essere specificata la reale entità dello sforzo finanziario sostenuto. Inoltre ove un coniuge risulti a carico dell’altro, sarà il secondo a prendere in considerazione a fini fiscali l’intera spesa sostenuta.

Agevolazioni fiscali per contratti d’affitto

Per quanto riguarda poi la detrazione fiscale spettante nel caso lo studente apponga la sua firma su un contratto di affitto, anche essa si attesta al 19%. Un bonus che riguarda anche eventuali contratti stipulati con università, enti per il diritto allo studio e collegi universitari. La materia è regolata dalla legge n. 431 del 1998 e nell’agevolazione prevista rientrano anche le locazioni transitorie che sono oggetto dell’articolo 5 della legge. Si tratta in pratica di affitti che possono andare dai sei mesi ai due anni, istituiti al fine di andare incontro alle esigenze della popolazione universitaria.

Il bonus fiscale viene concesso anche a chi decide di affittare una stanza all’interno di un’abitazione, a patto che non si tratti di subaffitto, ipotesi non prevista dal Tuir. La condizione per poterne approfittare è il posizionamento dell’università in un comune che disti non meno di cento chilometri nei confronti di quello in cui risieda lo studente, oltre alla sua appartenenza ad una provincia differente. La verifica di questo requisito fa riferimento al tratto chilometrico più breve tra i due comuni, il quale viene a sua desunto da una via di comunicazione esistente, che può essere l’autostrada o un tratto ferroviario: ove tale distanza sia pari o oltrepassi i cento chilometri, lo studente matura il diritto all’agevolazione.

Il bonus fiscale viene peraltro accordato anche nel caso in cui la spesa venga ad essere sostenuta per una locazione necessaria alla frequenza di una università situata all’estero. In questo caso, però, essa deve essere situata all’interno di uno degli Stati che fanno parte dell’Unione europea o di quelli che hanno aderito all’Accordo sul cosiddetto spazio economico europeo.

Per quanto riguarda il tetto di spesa all’interno del quale viene calcolata la detrazione fiscale del 19%, esso è stato fissato a 2.633 euro all’anno. L’importo rimane lo stesso anche nel caso il contribuente sia un genitore con più di un figlio iscritto all’università.

Agevolazioni fiscali per borse di studio

Per quanto concerne infine le borse di studio, occorre ricordare come tutte le somme che vengano ad essere corrisposte in questo ambito sono considerate alla stregua dei redditi da lavoro dipendente. Proprio per questo motivo, di conseguenza, esse sono assoggettate allo stesso trattamento fiscale. I sostituti d’imposta sono perciò obbligati a stabilire l’Irpef che deve essere corrisposta per poi prelevarla come ritenuta d’acconto e provvedere al rilascio della Certificazione Unica. Il tutto una volta che siano state detratte le spese sostenute per l’attività lavorativa e per i carichi di famiglia. Una specificazione importante, in quanto proprio da essa deriva la possibilità di utilizzare i giorni di frequenza al corso universitario prescelto per andare a calcolare le detrazioni di lavoro dipendente.

Nel caso però in cui la borsa di studio sia stata concessa al fine di premiare il rendimento nello studio, la detrazione si estende all’intero anno.

Va anche ricordato che sono esenti dall’Irpef le borse di studio che siano state erogate dalle Regioni a statuto ordinario sulla base del D.Lgs. n. 68/2012. Ad esse vanno poi aggiunte quelle concesse dalle Regioni a statuto speciale e dalle provincie autonome di Trento e Bolzano e altre particolari fattispecie, come ad esempio quelle erogate per frequentare i corsi o le attività post laurea.

Vanno inoltre aggiunte le borse di studio e le altre erogazioni a favore degli studenti iscritti alle scuole di specializzazione della facoltà di chirurgia e medicina, facendo riferimento in tal caso al D.Lgs. 257, risalente al 1991. In questo caso è stata però l’Agenzia delle Entrate a rilasciare una nota specificando che non hanno diritto al bonus fiscale le borse di studio concesse ai medici iscritti ai corsi per la formazione specialistica di medicina generale, una precisazione rilasciata sulla base di quanto disposto dal D.L. 325 del 1994.

Sono poi esenti da imposizione fiscale tutte le somme che vengano ricevute da cittadini stranieri in base ad intese e accordi di carattere internazionale, a partire dal programma Erasmus Mundus.

Un’ultima precisazione molto importante è quella relativa al fatto che in caso di esenzione la borsa di studio non deve essere inserita all’interno del calcolo il quale porterà infine a stabilire il reddito complessivo. In conseguenza di ciò, chi ne percepisce una e il suo reddito complessivo non superi i 2.840,51 euro, va considerato a carico di altro soggetto da un punto di vista fiscale.

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