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Tutte le vicissitudini del fuorisede: l’alimentazione

  • aprile 16, 2015
  • di Ilaria Belvedere
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La vita universitaria da fuorisede è una esperienza formativa, un gradino verso l’indipendenza, ma comporta anche parecchi sacrifici. Uno dei maggiori problemi per il fuorisede e, in generale, per chi comincia a vivere da solo, risulta essere come sfamarsi. Tra pasti improvvisati, pentole bruciacchiate, piatti da lavare e una difficile gestione del frigorifero, gli studenti spesso preferiscono rifugiarsi a mensa o mangiare altrove.

Ecco una divertente analisi della situazione dello studente in cerca di cibo commestibile:

L’alimentazione di un fuorisede? Senza dubbio, composta per lo più da schifezze.

Costretti a combattere una guerra senza speranza contro i prezzi dei supermercati e lontani dai manicaretti di mamma, si consolano con uno shottino. Ogni giorno in Italia, milioni di studenti devono affrontare una prova ben più ardua di un esame: la cena arrangiata non è certamente una passeggiata per lo studente fuorisede, si tratta di un combattimento a spada tratta contro i prezzi dei supermercati, come Don Chisciotte coi mulini a vento, alla ricerca della convenienza a scapito della qualità, cercando di risparmiare sul cibo ma non sull’alcool.

Tornato nella magione, il nostro eroe non può permettersi di riposare, dovrà prendere i suoi calderoni e iniziare a mescolare cibi liofilizzati per creare una cena almeno ai livelli di “Cucine da Incubo”.

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